Passengers, diretto da Morten Tyldum, con Chris Pratt, Jennifer Lawrence, Michael Sheen, Laurence Fishburne e (per tre secondi) Andy Garcia.

Trama: Durante un viaggio verso una nuova casa su un altro pianeta, due passeggeri vengono svegliati 90 anni prima del previsto per un guasto della nave spaziale. Jim (Chris Pratt) e Aurora (Jennifer Lawrence) si ritrovano con la prospettiva di passare il resto della loro vita a bordo, pur con tutti i comfort possibili, e si innamorano ma scoprono che l’astronave è in grave pericolo. La vita di 5000 passeggeri addormentati dipende da Jim e Aurora, solo loro possono salvarli. (Comingsoon)

[ATTENZIONE! SPOILER!]

In effetti sono due i passeggeri a svegliarsi dal sonno criogenico, ma non sono Chris Pratt e Jennifer Lawrence.

Il primo è Chris Pratt (Jim), che si ritrova da solo sulla nave per più di un anno, senza sapere cosa fare della sua vita, nonostante gli innumerevoli passatempi a disposizione e la compagnia di un simpatico e un po’ inquietante androide-barista che ricorda molto il barista fantasma dell’Overlook Hotel (Shining).

Giunto all’apice della disperazione e sull’orlo del suicidio, gli cade l’occhio su una degli altri 5000 viaggiatori addormentati, e siccome lei è bellissima, se ne innamora. Trascorre un po’ di tempo, indeciso sul da farsi, ma poi si convince a compiere un’azione drastica: svegliare la bella Jennifer Lawrence (Aurora).

Lei, ignara di tutto, dopo un momento di disperazione iniziale, accetta la sorte che le è capitata e decide di godersi la vita sull’astronave insieme a Jim, di cui scopre di ricambiare l’amore.

Finché, ops, il barista androide non le spiattella tutta la verità. E qui, finisce l’idillio.

Le cose iniziano a precipitare. Aurora si rende conto di essere condannata a trascorrere il resto della vita con l’uomo che gliel’ha rovinata, e non può nemmeno concedersi il lusso di ucciderlo, perché resterebbe completamente sola.

Ciò che si concede, tuttavia, è di batterlo come un caco, e Jim, nonostante i suoi 90 kg di muscoli, ha la decenza di stare fermo a fare il punching ball.

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Ma lei come riesce a trascinarlo privo di sensi in giro per l’astronave?!

Ma non finisce qui: l’astronave inizia a dare segni di cedimento, infatti il guasto della cella criogenica di Jim non è che l’inizio di una serie di sfortunati eventi.

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Fortunatamente, il secondo viaggiatore svegliatosi dall’ibernazione a causa del guasto (Laurence Fishburne), sopravvive quel tanto che basta per spiegare ai due ex colombi come impedire che la nave vada in mille pezzi.

Jim e Aurora si concedono una tregua e riescono ad evitare la catastrofe.

Poi, la gioia di essere sopravvissuti e di poter continuare a vivere su un’astronave per i prossimi 88 anni, li convince a mettere da parte i rancori del passato: così concludono la loro esistenza come una coppia felice e trasformano l’astronave nel loro personale Giardino dell’Eden.

Che voto do ad un film del genere?

Devo dire che ha una narrazione ben ritmata, gli effetti speciali sono belli (l’astronave è stata realizzata in modo egregio) e forse c’è solo qualche strafalcione scientifico di cui però lo spettatore medio non può accorgersi (io ne ho trovato solo uno).

Invece, la tematica dell’uomo che prende in mano le redini del proprio destino e gioca a fare Dio con gli altri esseri umani, egoisticamente e prepotentemente, è trattata in modo superficiale.

Gli sceneggiatori cercano di liquidarci con una battuta del personaggio di Fishburne: “Un uomo che affoga cercherà sempre di trascinare qualcuno con sé”, ma non è una spiegazione sufficiente per dire “ok, il protagonista si è comportato da vero bastardo, ma lo perdoniamo perché è un figo”. Non ci basta per risolvere il dilemma morale e accettare l’happy ending assurdamente fiabesco – anzi, direi addirittura biblico (è palese il paragone con Adamo ed Eva, e mi stupisco solo del fatto che i due non abbiano lasciato qualche pargoletto in giro per l’astronave. Ma a quel punto avrebbero dovuto svegliare qualcun altro per avere dei nipotini…).

Quanti di noi agirebbero come ha agito il protagonista? Se non tutti, molti. Magari, come prima cosa, avremmo cercato tra i 5000 passeggeri un ingegnere, un’esperto di criogenetica, così, per dire, invece di una stangona bionda dal dubbio talento giornalistico.

Ma che dire di Aurora? Non si limita ad accettare di vivere con l’uomo che le ha impedito di farsi una nuova vita su una colonia aliena, ma addirittura lo sceglie come compagno e amante.

Aurora, la scrittrice annoiata da tutto e da tutti, che non è riuscita a trovare un motivo valido per restare sulla Terra e che era talmente affamata di avventura e di gloria da intraprendere un viaggio di 120 anni nello spazio, decide che le va bene così, che le piace l’idea di fare da concubina a un tizio per il resto della sua vita, chiusa in una scatola di metallo di lusso.

Se Jim Preston rappresenta l’antieroe, Aurora è la vittima che soffre della sindrome di Stoccolma. Perché di fatto, Jim è il suo carceriere, il suo boia, il suo schiavista.

Lei non ha potuto scegliere con chi portare avanti quel viaggio quell’astronave, ed è solo per la benevolenza di chi ha fatto il casting se si è trovata a fare da compagna ad un bel fusto trentenne. Ma se fosse stato un uomo vecchio e brutto? E se l’astronave super attrezzata fosse stata un vagone di Trenitalia?

Voto: 5/10

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