La cena degli addii, di Ito Ogawa (titolo originale: あつあつを召し上がれ; traduzione: Gianluca Coci)

Trama: Una nonna precipita nell’oblio della vecchiaia cancellando dalla memoria dapprima la figlia e poi la nipote, e chiudendosi nel castello inattaccabile di chi si approssima alla fine. Niente sembrerebbe destarla alla vita, né il cibo né le premure dei familiari. Un giorno, però, la nipote le porta una granita gelata, un piccolo gustoso monte Fuji identico a quello assaporato qualche anno prima a un chiosco non lontano da casa, e allora la nonna ritrova un guizzo di gioia e vitalità. Una donna gravemente ammalata decide di dedicare i suoi ultimi giorni a insegnare alla sua bambina come preparare un buon misoshiru, la zuppa di miso, la pasta di soia fermentata servita in una ciotola di brodo denso. Ha promesso al marito di preparargli ogni giorno l’adorato piatto e non vuole che, dopo il suo congedo dal mondo, un’altra donna, estranea alla famiglia, assolva quel compito. Una coppia alla vigilia della separazione si reca nella penisola di Noto per un’ultima cena. Il tipico aroma speziato dei funghi matsutake, il sashimi di cernia macerata con alga konbu e un bel po’ di sake fanno dileguare per un istante rimpianti e tristezza dell’addio. I personaggi del nuovo libro di Ito Ogawa celebrano quasi tutti degli addii – il congedo dal mondo, dagli affetti più intensi, da un lungo rapporto d’amore, dai luoghi più cari – in compagnia di un cibo. Per un breve fugace momento, il cibo lenisce la crudeltà dell’addio e restituisce piacere della vita e le gioie del palato.

In questa raccolta di brevi racconti, il cibo è usato come pretesto per riflettere sui sentimenti e sui rapporti umani con una delicatezza  e un tatto tipici della cultura giapponese.

A farla da padrone sono il tema dell’amore e dell’addio, come richiama il titolo, inteso come separazione più o meno forzata: un divorzio, un amore che finisce, l’abbandono del nido famigliare, una malattia, la morte.

Ho apprezzato tutti i racconti, a parte l’ultimo che è un po’ troppo enigmatico e che non ho compreso appieno; lo stile stonava dal resto della raccolta.

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