Arrival, diretto da Denis Villeneuve, con Amy Adams, Jeremy Renner, Forest Whitaker.

Trama: quando un misterioso oggetto proveniente dallo spazio atterra sul nostro pianeta, per le susseguenti investigazioni viene formata una squadra di élite, capitanata dall’esperta linguista Louise Banks. Mentre l’umanità vacilla sull’orlo di una Guerra globale, Banks e il suo gruppo affronta una corsa contro il tempo in cerca di risposte – e per trovarle, farà una scelta che metterà a repentaglio la sua vita e, forse, anche quella del resto della razza umana. (Comingsoon)

[ATTENZIONE! POSSIBILI SPOILER!]

Perché può non piacere: non è un action movie, ma tende al sentimentale/introspettivo e la trama si svela molto, molto lentamente.

Perché può piacere: affronta il tema dell’arrivo degli alieni da un diverso punto di vista. Per la prima volta, il cinema americano si pone il fatidico problema: se degli alieni arrivassero sulla Terra, in che modo riusciremmo a comunicare con loro?

In Incontri ravvicinati del terzo tipo, gli umani riuscivano a comunicare attraverso le note musicali. In altri, invece, si utilizzava il linguaggio universale della matematica.

In Arrival, ciò si rivela impossibile poiché gli alieni non sembrano conoscere il sistema algebrico; pertanto, si ritiene necessario trovare un’altra soluzione, ed è qui che entra in campo la sociolinguistica.

Infatti, la studiosa Louise Banks ha un’intuizione geniale: essendo il linguaggio un’espressione convenzionale del pensiero, è chiaro che, per capire se le intenzioni degli alieni siano ostili o amichevoli, bisogna capire il loro modo di vedere il mondo, e quindi, la loro lingua.

Giunti a questo punto, so di aver fatto cadere l’interesse di quasi chiunque, ma chi come me ha studiato linguistica troverà nel film degli interessanti spunti di riflessione, e proverà una piacevole sensazione di rivalsa.

Language is the glue that holds people together and the first weapon drawn in a conflict.

Inoltre, andrà in estasi nel sentir pronunciare queste parole:

Ipotesi di Sapir-Whorf

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La mia faccia quando nel film viene nominata l’ipotesi di Sapir-Whorf.

In sintesi, questa ipotesi nata dal lavoro dei due linguisti Edward Sapir e Benjamin Whorf, afferma che la lingua che noi parliamo influenza il nostro modo di pensare e di vedere il mondo.

L’ipotesi è sempre stata controversa, anche se oggi abbiamo diverse evidenze che sembrano confermarla. Nella lingua russa, per esempio, esistono due diverse parole per indicare due sfumature del blu, mentre in inglese ce n’è solo una: uno studio del 2007 pubblicato su PNAS mostra come chi parla russo sia molto più veloce nell’individuare le due diverse tinte rispetto a chi parla inglese.

Sembra insomma che suoni e parole riescano a far lavorare meglio alcune parti del cervello. (Focus)

Per tornare al film, la protagonista parte da questo concetto per cercare di imparare la lingua aliena, e questo la porterà a sviluppare nuove capacità cognitive che si riveleranno fondamentali per il destino dell’umanità.

Ovviamente, non può mancare il ca**one di turno che ci mette del suo per rovinare la costruzione di un pacifico rapporto diplomatico.

Voto: 7/10

Per approfondire:

La scienza di Arrival, ovvero: come parlare con gli alieni (articolo di Focus)

Linguaggio e mente: l’ipotesi di Sapir-Whorf

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