Quando si abbandona il nido famigliare e si va a vivere da soli, il problema più grosso è come nutrirsi, e il rischio è di cedere alla pigrizia e portare avanti una dieta malsana a base di schifezze o piatti surgelati.

Il rischio è maggiore se si va a vivere all’estero, perché non si hanno a disposizione (o sono molto più costosi) molti degli ingredienti base che noi quotidianamente consumiamo in Italia.

Negli ultimi anni sono diventata molto più attenta a ciò che mangio, e i motivi sono due.

Durante la mia prima esperienza di vita all’estero (Erasmus in Romania), ho seguito un’alimentazione disastrosa. Vivendo in uno studentato privo di cucina e dove avevo a disposizione solo un fornello elettrico da campeggio (il balcone della mia finestra fungeva da frigo e freezer, viste le temperature invernali – verso novembre ho iniziato a trovare il latte trasformato in un cubo di ghiaccio), cucinavo quello che potevo, e perlopiù si trattava di pasta e cibi surgelati o liofilizzati (minestre, risotti), quindi pieni di sodio e conservanti.

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Ecco il mio frigo nell’inverno 2010-2011

Da allora ho deciso che sarei stata molto più attenta alla mia alimentazione.

Resto comunque una buongustaia. Sono ben lontana dall’essere una cuoca provetta, ma ho imparato qualche trucco del mestiere, ho imparato a mangiare frutta e verdura secondo stagione, a leggere con attenzione le etichette e a realizzare piatti semplici e sani ma gustosi. Perciò, sono diventata un po’ picky, e si sa che quando si ha l’acqua alla gola, si impara a nuotare.

Pertanto, per evitare di mangiare sempre le stesse cose, ho dovuto imparare ad arrangiarmi un po’ di più in cucina. Difficilmente mi accontento di un panino a pranzo, ma preferisco stare sveglia fino a tardi, la sera prima, per cucinarmi qualcosa di più invitante. Mentre lavoravo a Lisbona, infatti, credo di aver mangiato un panino a pranzo solo due volte in tre mesi.

Quindi, devo dire che la mia alimentazione è migliorata mentre ero a Lisbona, grazie ai due motivi sopra citati e al fatto che, dovendo mantenermi da sola, dovevo stare attenta a come spendevo i soldi al supermercato.

Innanzitutto, mangiavo molta più frutta del solito: la mia azienda forniva frutta gratis agli impiegati tre volte a settimana, inoltre spesso compravo frutta esotica (mango, papaya e avocado), perché là costa meno rispetto all’Italia.

Dovendomi portare il pranzo da casa, mi sono ingegnata per non rischiare di mangiare le stesse cose o cedere alla tentazione dei piatti precotti. Mi cucinavo cose semplici, con pochi ingredienti e che durassero due o tre giorni, in modo da non dover cucinare ogni sera.

In questo, mi è venuta in aiuto l’esperienza acquisita nell’ultimo ristorante in cui avevo lavorato e qualche consiglio della mamma.

Ecco cosa mi preparavo principalmente per la pausa pranzo:

  • riso basmati con pollo e/o verdure (al curry oppure al naturale)
  • verdure grigliate o al forno con qualche pezzo di formaggio (feta, mozzarella, formaggio di capra…)
  • torte salate
  • zuppe e creme di verdure
  • cous cous alle verdure
  • parmigiana di melanzane o zucchine non fritte

A casa, la sera, mi facevo qualche buona pastasciutta oppure andavo di pesce. I prezzi del pesce in una città di mare come Lisbona sono, come potete immaginare, più abbordabili rispetto a dove abito; inoltre, non amo particolarmente cucinare la carne (anzi, non sono capace), e la mangiavo solo ogni tanto quando andavo fuori.

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Uno dei piatti gourmet che si possono gustare al Mercado da Riberia. Turistico, ma da provare almeno una volta.

Ricapitolando: più frutta, verdura, pesce, meno carne, formaggi e dolci. Anche se confesso che era difficile non farsi tentare da certe prelibatezze della cucina portoghese:

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Ogni tanto mi concedevo una colazione alla Pastelaria Marques Pombal dove fanno dei buonissimi pasteis de nata, uno dei tipici dolcetti portoghesi. Un ottimo modo per iniziare la giornata!

Diciamo che, vista la vita movimentata che facevo (ero in giro tutto il giorno, nel weekend andavo a spasso per la città e dopo il lavoro andavo spesso a correre lungo il fiume), potevo comunque concedermi qualche sfizio. Da buona veneta, mi sono anche  dedicata alla scoperta dei vini portoghesi:

Come da noi, anche in Portogallo con pochi euro si possono trovare dei vini abbastanza buoni. Ho apprezzato in particolare il vinho verde, un vino giovane (che può essere bianco, rosso o rosé) leggermente frizzantino e adatto come aperitivo, molto rinfrescante d’estate. Ovviamente, ho anche portato a casa una bella scorta di Porto.

 

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