La luce sugli oceani (The light between oceans), diretto da Derek Cianfrance, con Michael Fassbender e Alicia Vikander.

Trama: Tratto da un best seller di M.L. Stedman, il film racconta di un guardiano di un faro australiano e di sua moglie che, negli anni della I Guerra Mondiale, trovano un bambino in mare, alla deriva, e lo adottano, per poi scoprire che la madre naturale potrebbe essere ancora viva. (Comingsoon)

[ATTENZIONE! SPOILER!]

Chi mi conosce lo sa, ho una passione sviscerata per Michael Fassbender. E mi è impossibile non adorare anche Alicia Vikander, sua fortunata compagna di vita, perché anche lei è un’attrice formidabile. Questo potrebbe quindi aver influenzato il mio giudizio sul film, che ho adorato.

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Tom (Michael Fassbender) è un reduce della prima guerra mondiale che, dopo aver assistito all’espressione massima della violenza dell’uomo, decide di condurre una vita da eremita accettando un lavoro come guardiano di un faro, su di un’isola disabitata.

Ciononostante, i suoi progetti di solitudine sfumano nel momento in cui conosce Isabel (Alicia Vikander). I due decidono di sposarsi e continuare a vivere sull’isola. Purtroppo, Isabel subisce due aborti spontanei e il sogno di costruirsi una famiglia sembra essere irrealizzabile. Il loro amore però perdura, nonostante i lutti subiti.

Un giorno, recuperano una scialuppa sulla spiaggia: al suo interno, un uomo morto e una neonata, fortunatamente incolume. Tom inizia ad organizzarsi per segnalare il naufragio alle autorità e riportare la bambina sulla terraferma, ma Isabel lo convince a rinunciare: per lei, la neonata è un piccolo dono dell’oceano, un’opportunità per essere finalmente madre.

Tom, seppure reticente, cede alle richieste della moglie, innamorato com’è di lei, e iniziano a crescere la bambina (che chiamano Lucy) come se fosse loro, mentendo a tutti.

Qualche tempo dopo, tornati temporaneamente sulla terraferma, Tom viene a conoscenza del fatto che la madre naturale di Lucy (Rachel Weisz) è viva e non ha ancora superato la scomparsa del marito e della figlia, che crede morta. Il senso di colpa lo spinge a scriverle un biglietto anonimo dove la informa che la piccola è viva e in buona salute, curata e amata. Ciò spinge la donna a voler scoprire dove sia sua figlia.

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Ben presto le indagini conducono a Tom, e lui e Isabel, che per anni hanno vissuto serenamente isolati dal resto del mondo, dovranno fare i conti con la realtà: ciò che hanno fatto per un desiderio di amore e felicità, ha causato la sofferenza di altre persone.

Il loro amore viene messo alla prova là fuori nel mondo reale, ma sapranno dimostrare di essere veramente uniti e devoti l’uno all’altra.

È un film sentimentale ad alto livello di romanticismo, dramma e malinconia. Alcuni lo hanno definito troppo sdolcinato, ma a mio parere non supera mai il limite dello smielato; non l’ho trovato eccessivo, ma molto poetico.

L’amore dei due protagonisti non è inaffondabile, ma è un amore di altri tempi: viene colpito dai drammi della vita e dalle conseguenze delle loro azioni, ma poi si rialza.

L’interpretazione di Alicia Vikander mi è piaciuta forse anche più di quella di Michael Fassbender, forse perché in quanto donna ho potuto immedesimarmi meglio nel suo personaggio e nella sua sofferenza.

Voto: 9/10 (ho esagerato? Ditemi cosa ne pensate!)

 

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