Non si giudica un libro dalla copertina, ma è la prima impressione che conta. A volte non basta la trama sintetizzata sulla quarta di copertina per convincerci sulla scelta di un libro, e ci spingiamo a leggere le prime righe per capire se quel romanzo fa davvero per noi.

Ci sono svariati articoli su quali siano i migliori incipit della storia della letteratura. Io ho preso alcuni dei miei preferiti tra i libri che ho letto di recente o pescando da generi diversi.

L’amore ai tempi del colera, di Gabriel Garcia Marquez

Era inevitabile: l’odore delle mandorle amare gli ricordava sempre il destino degli amori contrastati. Il dottor Juvenal Urbino lo sentì appena entrato nella casa ancora in penombra, dove era accorso d’urgenza per occuparsi di un caso che per lui aveva cessato di essere urgente da molti anni. Il rifugiato antillano Jeremiah de Saint-Amour, invalido di guerra, fotografo di bambini e il suo avversario di scacchi più pietoso, si era messo in salvo dai tormenti della memoria con un suffumigio di cianuro di oro.

Trovò il cadavere sotto una coperta nella branda da campo dove aveva dormito sempre, vicino a uno sgabello con la bacinella che era servita a  vaporizzare il veleno. Per terra, legato a una gamba della branda, c’era il corpo disteso di un gran danese col petto spruzzato di bianco, e vicino a lui c’erano le grucce. La stanza soffocante e confusionata che serviva al tempo stesso da camera da letto e da laboratorio, incominciava appena a illuminarsi col bagliore dell’alba dalla finestra aperta, ma era una luce sufficiente per riconoscere immediatamente l’autorità della morte. Le altre  finestre, così come qualsiasi altra fessura della stanza, erano imbavagliate da stracci o sigillate da cartoni neri, e questo ne aumentava la densità oppressiva. C’erano un bancone pieno di flaconi e boccette senza etichetta, e due bacinelle di peltro corroso sotto un fornello comune coperto di carta rossa. La terza bacinella, quella del fissante, era vicino al cadavere. Dappertutto c’erano riviste e giornali vecchi, pile di negativi su lastre di vetro, mobili rotti, ma tutto era preservato dalla polvere da una mano diligente. Anche se l’aria della finestra aveva purificato l’ambiente, rimaneva ancora, per chi l’avesse saputo riconoscere, il sentore tiepido degli amori disgraziati delle mandorle amare. Il dottor Juvenal Urbino aveva pensato più di una volta, senza animo premonitore, che quello non era un luogo propizio per morire in grazia di Dio. Ma col tempo aveva finito per supporre che il  disordine che vi regnava obbedisse a una risoluzione cifrata della Divina Provvidenza.

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Il cacciatore di aquiloni, di Khaled Hosseini

Sono diventato la persona che sono all’età di dodici anni, in una gelida giornata invernale del 1975. Ricordo il momento preciso: ero accosciato dietro un muro di argilla mezzo diroccato e sbirciavo di nascosto nel vicolo lungo il torrente ghiacciato. È stato tanto tempo fa. Ma non è vero, come dicono molti, che si può seppellire il passato. Il passato si aggrappa con i suoi artigli al presente. Sono ventisei anni che sbircio di nascosto in quel vicolo deserto. Oggi me ne rendo conto.

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Lolita, di Vladimir Nabokov

Lolita, luce della mia vita, fuoco dei miei lombi. Mio peccato, anima mia. Lo-li-ta: la punta della lingua compie un percorso di tre passi sul palato per battere, al terzo, contro i denti. Lo. Li. Ta.
Era Lo, semplicemente Lo al mattino, ritta nel suo metro e quarantasette con un calzino solo. Era Lola in pantaloni. Era Dolly a scuola. Era Dolores sulla linea tratteggiata dei documenti. Ma tra le mie braccia era sempre Lolita.
Una sua simile l’aveva preceduta? Ah sì, certo che sì! E in verità non ci  sarebbe stata forse nessuna Lolita se un’estate, in un principato sul mare, io non avessi amato una certa iniziale fanciulla. Oh, quando? Tanti anni prima della nascita di Lolita quanti erano quelli che avevo io quell’estate.
Potete sempre contare su un assassino per una prosa ornata. Signori della giuria, il reperto numero uno è ciò che invidiarono i serafini, i male informati, ingenui serafini dalle nobili ali. Guardate questo intrico di spine.

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Perché amiamo le donne, di Mircea Cartarescu 

(Dal primo racconto, La giovane negretta)

de-ce-iubim-femeileInvito le distinti lettrici di questo libro a non etichettarmi fin dall’inizio come un tipo pedante solo perché comincerò con una citazione. Nell’adolescenza avevo la stupida abitudine di parlare per citazioni, perciò godevo di una fama piuttosto triste al liceo D. Cantemir. I miei compagni arrivavano in classe con registratori da dieci chili, mettevano la musica a pieno volume e ballavano durante l’ora di francese… Garsonel, il nostro professore mezzo matto, si attorniava di ragazze e diceva loro come tradurre in francese ogni sorta di porcherie… In fondo alla classe un paio di ragazzi sfogliavano riviste porno svedesi… Solo io, che vivevo esclusivamente nel mondo dei libri, mi applicavo e sbattevo sulla lavagna una citazione da Camus o da T.S. Eliot che si addiceva come i cavoli a merenda all’atmosfera incasinata della nostra classe polverosa e dirupata.

 

91qcmfmqe0lInvisible Monsters, di Chuck Palahniuk

Ecco dove dovresti essere, a un grande ricevimento di nozze in una enorme villa di West Hills, composizioni floreali e funghi farciti sparsi per tutta la casa. Questa si chiama ambientazione di scena: dove ci sono tutti, chi è vivo, chi è morto. Questo è il grande momento di Evie Cottrell al suo ricevimento nuziale. Evie è in piedi a metà della grande scalinata nell’atrio della villa, nuda dentro quel che rimane del suo vestito da sposa, col fucile ancora in mano.
Quanto a me, io sono in piedi, ma solo fisicamente, in fondo alle scale. La mia mente chissà dov’è.

 

Anna dai capelli rossi, di L.M. Montgomery

La signora Rachel se ne stava seduta alla finestra nella sua solita postazione e teneva d’occhio qualsiasi cosa si muovesse nei dintorni. La sua casa sorgeva nella via principale di Avonlea e da lì poteva dominare la strada che dalla valle si arrampicava fino alle colline rosse. Era in una posizione privilegiata, per cui nessuno che arrivasse o partisse da Avonlea – un paese posto al centro di una penisola triangolare protesa nel Golfo di San  Lorenzo e bagnata dal mare nei due lati – poteva sottrarsi alla sua vista.

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9788804584360_0_0_300_80Middlesex, di Jeffrey Eugenides

Sono nato due volte : bambina, la prima, un giorno di gennaio del 1960 in una Detroit straordinariamente priva di smog , e maschio adolescente, la seconda, nell’agosto 1974, al pronto soccorso di Petoskey, nel Michigan. Non è impossibile che un lettore specializzato abbia letto notizie sul mio conto nello studio del dottor Luce, Gender Identity in 5-Alpha-Reductase Pseudohermaphrodites pubblicato nel 1975 dal “ Journal of Pedriatic Endocrinology ”. Oppure potreste aver visto la mia fotografia pubblicata nel capito sedici di Genetics and Eredity, un testo ormai tristemente obsoleto. Sono io la ragazza nuda in piedi a pagina 578, gli occhi nascosti da una striscia nera.

Suite francese, di Irène Nèmirovsky

Fa caldo, pensavano i parigini. Aria di primavera. Una notte di guerra, l’allarme. Ma la notte svanisce, la guerra è lontana. Quelli che erano svegli, i malati a letto, le madri che avevano i figli al fronte, le donne innamorate con gli occhi sciupati dal pianto coglievano il primo respiro della sirena.

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Nei luoghi oscuri, di Gillian Flynn

Ho della cattiveria in me, reale come un organo. Mi dilania il ventre e può scivolare a terra, carnosa e scura, tanto da poterla calpestare. E’ il sangue dei Day. Ha qualcosa che non va. Non sono mai stata una brava bambina e sono peggiorata dopo gli omicidi. Libby l’orfanella è cresciuta apatica e smidollata, trascinandosi a fatica da un gruppo di lontani parenti all’altro – secondi cugini, prozie, amici di amici -, rinchiusa in una serie di roulotte o fattorie fatiscenti in giro per il Kansas.

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Quali sono i vostri incipit preferiti?

 

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