Uno dei generi che più mi appassiona è quello delle saghe familiari, ovvero romanzi che affrontano la storia di una o più famiglie attraverso gli anni, spesso come espediente per raccontare la società di una certa epoca.

Tra le più celebri saghe familiari figurano titoli come I Viceré di Federico de Roberto, Guerra e Pace di Lev Tolstoj, I miserabili di Victor Hugo, il ciclo dei Rougon-Macquart di Emile Zola, Menzogna e sortilegio di Elsa Morante e molti, molti altri.

Sono tutti romanzi bellissimi, per chi ama il genere, ma trattandosi perlopiù di grandi classici della letteratura, non si affrontano a cuor leggero, soprattutto in estate. Ci sono però altri titoli, più contemporanei, che ho scoperto negli ultimi mesi e che sono ugualmente validi e interessanti.

9788833925776Il profumo della pioggia nei Balcani, di Gordana Kuić

Le sorelle Salom vivono a Sarajevo, con una madre energica e affezionata ai valori tradizionali, e un padre che resta in secondo piano per tutto il romanzo. Ci sono anche due fratelli, ma la storia, fin dall’inizio, inquadra e ritrae fin nei dettagli soprattutto le ragazze, e soprattutto il loro carattere. Cinque donne forti, cinque ebree sefardite che in casa parlano ladino e ubbidiscono ai dettami della religione di famiglia, coinvolte nella frenesia che segue l’assassinio dell’arciduca Ferdinando e lo scoppio del primo conflitto mondiale. E che fanno poi scelte di vita anticonformiste e ribelli, fino all’invasione della Serbia durante la seconda guerra mondiale, e alla liberazione. Le due sorelle più interessanti, perché più libere, sono Blanki, la madre dell’autrice, e Riki, la più piccola. Blanki si innamora giovanissima di Marko, serbo, ricco e colto, di famiglia ortodossa, e resta testardamente legata a lui nonostante l’uomo rifiuti di presentarla in pubblico e di sposarla per non contravvenire alle regole della società del tempo; e nonostante l’ira della madre e lo sgomento delle sorelle, per non parlare della riprovazione generale. Riki sceglie il teatro, la danza, diventa una ballerina famosa, e ha a sua volta una storia impossibile con uno di quegli uomini sposati che non lasceranno mai la moglie. La Storia fa da sfondo a vicende personali raccontate nei dettagli, con i sentimenti, di amore o ribellione che siano, sempre in primo piano… (Ibs)

Attraverso la vita di questa famiglia ripercorriamo la storia di un intero paese e dei profondi cambiamenti che ha subito. Sono rimasta incollata alle pagine fino alla fine, totalmente presa dalle vicende delle sorelle Salom, le loro aspirazioni, il loro attaccamento alla famiglia ma anche il desiderio di andare oltre i dettami della tradizione e della religione, il loro essere indipendendi ma allo stesso deboli e malleabili di fronte al fascino degli uomini.

È stato un modo affascinante per scoprire qualcosa di più sui Balcani, con un punto di vista un po’ romantico.

9788804655701_0_0_300_75La vita sessuale dei nostri antenati, di Bianca Pitzorno

«Cara Lauretta, cara cugina come me orfana e come me allevata dalla inflessibile nonna nel culto della nostra nobilissima stirpe, perdonerai mai all’autrice di avere scritto questo libro sui nostri antenati? Di averne rivelato i segreti e i peccati più insospettabili a partire dal lontano Cinquecento, quando una firma del Vicerè su una pergamena rese blu il nostro sangue che prima era rosso come quello di tutti gli altri abitanti di Ordalè e di Donora?

Adesso che abbiamo quasi quarant’anni, che abbiamo vissuto la liberazione sessuale e le sfrenatezze del Sessantotto, che abbiamo messo la testa a partito, non ci dovrebbe risultare così difficile accettare che anche i nostri antenati, e specie le antenate, abbiano avuto le loro storie di letto, e non sempre esemplari. Lo so che per chiunque è difficile pensare che i propri genitori hanno avuto una vita sessuale, e che se così non fosse noi non saremmo qui…

E i nostri nonni, come immaginarli a rotolarsi peccaminosamente tra le lenzuola? Ma con i bisnonni non dovrebbe essere così impossibile, specie se sappiamo che hanno messo al mondo quindici figli. Per non parlare dei trisnonni e dei quadrisnonni. Senza l’attività sessuale dei nostri antenati il genere umano si sarebbe estinto.

 

[…] Ora, passata anche quest’ultima tempesta, ascoltami: ti racconterò molti segreti che neppure immagini.» (Goodreads)

41vfhrmb1el-_sx334_bo1204203200_La Oculta, di Héctor Abad Faciolince

Il romanzo narra la storia di una famiglia colombiana di origine ebraica e del loro rapporto d’amore e odio con la fattoria che le appartiene da più di un secolo, La Oculta.

Romanzo a tre voci, quelle degli ultimi discendenti diretti: Pilar, Eva e Antonio, tre fratelli estremamente diversi tra loro e il cui rapporto con la fattoria è altrettanto contrastante.

Ognuno di essi racconta la propria storia e il modo in cui la fattoria e il paese dove sono cresciuti li abbiano influenzati in positivo e in negativo.

Pilar, la più grande, è una donna d’altri tempi, legata alla famiglia e alla tradizione. Non ha mai lasciato la sua terra e non vuole cedere a vendere la fattoria, nemmeno sotto minaccia di morte, nemmeno quando il figlio viene rapito dai guerrilleros e i paramilitari. È l’angelo del focolare che vuole mantenere la promessa fatta al padre e che si occupa di tutto e di tutti senza mai un lamento, e perfino abbassandosi alle umiliazioni di chi vuole espropriare la sua terra.

Eva è tutto l’opposto: non sente alcun legame con La Oscura, che le ha provocato solo dolore e quasi la morte. È cresciuta come una donna indipendente, libera di fare le sue scelte e di sperimentare l’amore in ogni sua forma. Vede la fattoria come un peso di cui vuole liberarsi e non prova più alcun attaccamento emotivo con essa.

Antonio, ormai residente a New York con il proprio compagno, ripercorre tutta la storia dei suoi antenati, con il sogno, un giorno, di ritornare in Colombia e passare il resto dei suoi anni alla fattoria. Ma non considera che, nel frattempo, la Colombia non è ancora cambiata abbastanza da permettergli di vivere come negli Stati Uniti, e che la visione che lui ha del paese natìo è estremamente idealizzato e deformato dalla malinconia e dalla mancanza di casa.

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