Life is Strange è un gioco del 2015 realizzato da Dontnod Entertainment e prodotto da Square Enix.

Si tratta di un’avventura grafica a episodi che ha fatto molto parlare di sé per il successo riscosso tra il pubblico. Il gioco, difatti, si differenzia da altri appartenenti al genere “punta e clicca” per una maggiore attenzione data allo sviluppo dei personaggi (o meglio, alla descrizione dei loro sentimenti) e della trama. Lo sviluppo di quest’ultima, inoltre, viene determinata dalle scelte che il giocatore si trova a dover fare in determinati passaggi chiave.

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Il gioco si presenta come una serie ad episodi, non molto diversa da un qualunque telefilm adolescenziale. Seguiamo, in terza persona, le vicende di Max Caulfield, una ragazza che frequenta una prestigiosa scuola di fotografia ad Arcadia Bay, la piccola cittadina dove è cresciuta ma da cui si era allontanata qualche anno prima.

Max è una ragazzina timida e insicura, che non riesce facilmente ad integrarsi nel nuovo ambiente scolastico, ma che un giorno riceve (improvvisamente e misteriosamente) il dono di poter viaggiare indietro nel tempo.

A partire da questo momento Max userà il suo potere per salvare i suoi amici, Chloe in particolare, e cercare di risolvere il mistero della scomparsa di una ragazza della sua scuola, innescando tuttavia un pericoloso effetto farfalla. Ovvero, tutti gli eventi che lei cambia utilizzando il proprio potere, scateneranno la furia della natura contro la cittadina di Arcadia Bay.

Pur partendo da una trama non particolarmente originale, il gioco si rende coinvolgente proprio per la sua caratteristica di non avere un solo possibile finale: il giocatore viene messo di fronte a delle scelte, ma ben presto si accorge che anche quelle più semplici e banali (come fare uno scherzo per vendicarsi della bulla della scuola) possono avere conseguenze enormi ai fini della trama. Inoltre, mano a mano che la tensione sale, le decisioni da prendere sono sempre più difficili e drammatiche, ponendo il giocatore di fronte e a vere e proprie scelte etiche.

 

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La scelta etica tra waffle e uova con bacon.

 

Non è un gioco da affrontare a cuor leggero (tant’è che il PEGI consigliato è +16, sia per le scene di violenza che per le tematiche trattate) ma proprio per questo riesce a trasmettere forti emozioni. Non è il solito videogioco: come detto prima, si presenta più come una serie tv interattiva (non mancano infatti lunghe cutscene, ovvero sequenze di video non interattivi) e per questo lo consiglio anche a chi non è un gamer appassionato.

Inizialmente, devo confessare che ho fatto fatica a completare il primo episodio. Ho apprezzato fin da subito la qualità della grafica e la giocabilità (essendo un “punta e clicca”, non richiede grandi doti di multitasking con la tastiera del PC), ma al primo impatto non mi ha detto nulla di che: inoltre, trovavo il personaggio di Max piatto e fastidioso.

La protagonista, infatti, si presenta come un’adolescente afflitta da una bassissima autostima, pensa di essere diversa dagli altri pur trovandosi già calata in un ambiente popolato da gente “diversa” (scuola per fotografi, ovvero artisti, ovvero una categoria di persone solitamente considerate controcorrente). Nella mia classifica dei personaggi fittizzi più odiati, l’ho posizionata tra Madame Bovary e Anna Karenina.

Insomma, al primo episodio ci ritroviamo a giocare nei panni di una versione pixellata di noi stessi da adolescenti, quando tenevamo sempre il muso e pensavamo che il mondo ce l’avesse con noi, e la tentazione di passare a Batman o a Lara Croft è forte.

Ma se riuscirete a ignorare la voglia di prendere a schiaffi Max, non vi pentirete della scelta di proseguire il gioco, perché i protagonisti affrontano un percorso di crescita e, poco a poco, anche la giovane disadattata vi sembrerà più simpatica.

Oltre a Max, c’è una bella rosa di personaggi con i quali il giocatore interagisce: da Chloe ai vari compagni di scuola, risultano essere tutti abbastanza macchiettistici, ma sono dotati di quel minimo di caratterizzazione utile a rendere la trama abbastanza movimentata.

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Pur avendo delle carenze a livello di trama e sviluppo dei personaggi (limitato dai tempi di gioco – perché sempre di un gioco si tratta e non di un telefilm o un romanzo), Life is Strange è comunque un must-have degno di nota:

  • per la sua capacità di mantenere viva la curiosità del giocatore fino alla fine grazie ad una trama modificabile dalle scelte fatte mano a mano
  • per la bellissima colonna sonora (disponibile su Spotify), degna di un telefilm più che di un videogioco
  • per i dettagli grafici degli ambienti
  • per il doppiaggio di Chloe

I difetti:

  • la caratterizzazione dei personaggi alla “Dawson’s Creek” (a volte troppo emotivi anche quando non necessario)
  • un grosso problema di inespressività dei personaggi e l’assenza del movimento labiale in alcuni dialoghi
  • la voce piatta di Max, che contribuisce a rendere il personaggio odioso

 

 

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